Parma, 5 ottobre 2010 – E’ una informazione importante quella che viene dal rapporto dell’Osservatorio del Mercato del lavoro presentato oggi in Provincia a Parma, perché disegna un’inversione di tendenza attesa e significativa: la fine della fase in cui si sono persi tantissimi posti di lavoro ( circa 3000 fra 2008 e 2009) a causa della crisi e l’avvio di una nuova fase di crescita della domanda di occupazione. Anche se questo non vuol dire che si siano recuperati tutti i posti “bruciati” dalla crisi, sembra che il “sistema Parma” abbia agganciato in anticipo la ripresa rispetto alla media regionale e nazionale, una evoluzione positiva che convive però con le difficoltà ancora presenti sullo scenario provinciale.
E’ su questa compresenza di più elementi che hanno insistito questa mattina il vicepresidente Pier Luigi Ferrari e l’assessore Manuela Amoretti, i due amministratori della Provincia di Parma che da due anni seguono direttamente con i tavoli l’andamento della crisi promuovendo i cosiddetti pacchetti anticrisi, per ridurne gli effetti.
Qualcosa di buono a Parma è comunque successo, dicono i dati dell’Oml, la cui analisi è stata illustrata questa mattina da Pier Giacomo Ghirardini, responsabile dell’Osservatorio della Provincia.
Per citare alcuni elementi: nel primo semestre 2010 gli avviamenti al lavoro sono aumentati del 14,4%. Nel periodo compreso fra il secondo semestre 2009 e il primo semestre 2010, il saldo fra avviamenti al lavoro e cessazioni dei rapporti di lavoro torna positivo con circa 725 unità. Il rilancio della domanda di lavoro è determinato, in primo luogo, dal traino dei mercati esteri. Una ripresa dunque delle domanda di lavoro dipendente, ma innanzitutto attraverso le tipologie flessibili, come le assunzioni a tempo determinato e che riguarda sia gli uomini che le donne, spalmato su più fasce di età.
“ Ci sono segnali incoraggianti ma non ancora sufficienti per farci dire che siamo fuori dal tunnel, basti pensare che solo quest’anno sono già 35 i tavoli istituzionali aperti su aziende in crisi. Per questo intendiamo continuare a operare con molta tenacia, insieme ai soggetti che con noi hanno condiviso questo sforzo”. Lo ha sottolineato il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari che questa mattina ha aperto l’incontro di presentazione del Rapporto.
“La ripresa della domanda di lavoro dipendente è una notizia importante, una tendenza alla quale pensiamo abbia contribuito una reazione di sistema che abbiamo sviluppato da subito, un lavoro grande e condiviso che ha dato i primi risultati. La strada è lunga e il rapporto mette in guardia dai rischi perché non significa che tutta la disoccupazione che la crisi ha creato a Parma sia stata riassorbita.. E’ un momento cruciale e non molliamo la presa” – ha aggiunto Manuela Amoretti, assessore alle Politiche del lavoro e Formazione professionale sottolineando che adesso l’impegno va rivolto per fare sì che i cicli di cassa integrazione che andranno a conclusione nei prossimi mesi e che coinvolgono oltre 1200 lavoratori si concludano con il rientro in azienda di quei lavoratori.
Il mercato del lavoro in provincia di Parma nel 2009 e nel primo semestre 2010 - Executive Summary
Una necessaria premessa
Il Rapporto 2010 sul mercato del lavoro in provincia di Parma che viene oggi presentato porta all’attenzione l’importante novità di una ripresa della domanda di lavoro e di primi segnali di un ritorno alla creazione di posti di lavoro, dopo che nella seconda metà del 2008 e nella prima metà del 2009 si è consumata una fase di crisi senza precedenti, che ha comportato la perdita di migliaia di posti di lavoro e una parallela crescita del numero dei disoccupati. Stando alle più recenti stime Istat per la Provincia di Parma, fra il 2008 e il 2009 l’occupazione dipendente sarebbe diminuita di 3 mila unità passando da 150 mila lavoratori dipendenti nel 2008 a 147 mila nel 2009 ma, come è noto, il bilancio è stato particolarmente severo per l’occupazione dipendente nell’industria, passata da 62 mila unità nel 2008 a 58 mila nel 2009: 4 mila posti di lavoro in meno. Sono dati sicuramente già conosciuti da chi ha avuto modo di leggere i precedenti rapporti congiunturali sulla crisi redatti dall’Osservatorio sul mercato del lavoro, ma è importante ricordarli anche per interpretare in modo corretto le informazioni più aggiornate che ci parlano di una significativa inversione di tendenza.
Pertanto a fianco della novità di documentati e incoraggianti segnali di ripresa, il Rapporto non si stanca di porre sull’altro piatto della bilancia i rischi occupazionali che ancora gravano sul «sistema Parma». Il pensiero va alle 8 mila persone in cerca di occupazione, ai circa 1.200 lavoratori in cassa integrazione nelle attività manifatturiere, ma si estende a tutte le persone colpite dalla crisi.
La ripresa non risolverà in modo scontato le situazioni di crisi. Di sicuro – purtroppo – non le risolverà tutte. Su questo punto l’analisi dei ricercatori dell’Osservatorio sul mercato del lavoro non lascia adito ad equivoci, fornendo peraltro un’ulteriore conferma dell’importanza e dell’attualità sia delle azioni di mediazione fra le parti sociali a difesa dei livelli di occupazione nelle crisi aziendali, esperite dalle Istituzioni – e, in primis, dalla Provincia di Parma – sui 65 «tavoli di crisi» che sono stati aperti ( 35 nel 2009, 30 nei primi sei mesi dell’anno) , sia delle politiche attive del lavoro fino ad ora messe in campo.
Le parole conclusive dell’editoriale del Rapporto ci dicono che la lotta alla disoccupazione dovrà pertanto assumere un ruolo autonomo, a prescindere persino da una soddisfacente continuazione della ripresa. E per non pochi mesi a venire.
La ripresa della domanda di lavoro dipendente
I deboli segnali di ripresa che si erano colti per l’economia locale nel terzo trimestre 2009 e che erano stati documentati nel precedente rapporto congiunturale, non solo si sono rafforzati nel corso dei mesi successivi ma hanno dato luogo ad una vera e propria inversione di tendenza: negli ultimi dodici mesi per i quali si dispone di informazioni statistiche aggiornate, ossia nel periodo compreso fra il secondo semestre 2009 ed il primo semestre 2010, la domanda di lavoro dipendente espressa dalle unità locali delle imprese e delle istituzioni in provincia di Parma è cresciuta in modo costante e significativo, tornando in pratica sugli elevati livelli anteriori alla crisi, dodici mesi di crescita regolare e ininterrotta e, verosimilmente, ancora in atto al momento attuale – come indicherebbero le previsioni per il secondo semestre 2010 –. Per il totale dell’economia provinciale gli avviamenti al lavoro per il complesso dell’anno 2009 erano diminuiti del 15,0% rispetto al 2008, ma nel primo semestre 2010 essi sono aumentati del 14,4% rispetto al primo semestre 2009. Ciò nondimeno il dato che maggiormente qualifica questi dodici mesi di ripresa locale è che nel primo semestre 2010 sono significativamente cresciuti gli avviamenti al lavoro nelle attività manifatturiere (9,7%), dopo il crollo (-21,8%) subito nel 2009.
Una ripresa così costante e significativa della domanda di lavoro ha interrotto l’emorragia di posti di lavoro per il complesso dell’economia: nel periodo compreso fra il secondo semestre 2009 e il primo semestre 2010, il saldo fra avviamenti al lavoro e cessazioni dei rapporti di lavoro torna positivo per 725 unità circa. Il segnale, anche se provvisorio – e probabilmente sottostimato –, è che si è passati da una fase di distruzione di posti di lavoro ad una fase di creazione di posti di lavoro.
Un bilancio occupazionale che sarebbe stato ancora più positivo se nel medesimo periodo, il sistema manifatturiero locale non avesse registrato una perdita di 602 posti di lavoro, come stima provvisoria. Tale dato è sicuramente inferiore e fortunatamente molto lontano dalle diverse migliaia di posti di lavoro perduti nella fase più acuta della crisi 2008-2009, ma costituisce – purtroppo – ancora un monito sull’attualità di numerose crisi industriali e sulla possibilità che, nel prossimo futuro, specie per il sistema manifatturiero, vi possano essere ulteriori perdite di posti di lavoro.
Ciò non di meno è altrettanto importante cercare di capire i fondamenti dell’attuale ripresa.
Il «sistema Parma» parrebbe avere agganciato la ripresa dell’economia globale in anticipo e con maggiore efficacia rispetto alla media regionale e a quella nazionale. Infatti già nel quarto trimestre 2009 in provincia di Parma le esportazioni dei prodotti delle attività manifatturiere conoscevano una crescita tendenziale in valore dell’11,9%, mentre le corrispondenti variazioni percentuali tendenziali erano ancora negative tanto per l’Italia (-12,4%) che per l’Emilia-Romagna (-16,4%). Una ripresa che nel primo trimestre 2010 in provincia di Parma ha avuto come nucleo propulsivo l’attività di esportazione dei settori al centro del core business manifatturiero: la meccanica strumentale (con una variazione tendenziale dell’export pari al 20,8%), la meccanica generale (14,0%), l’industria alimentare (10,6%) e l’industria chimico-farmaceutica che ha raddoppiato le esportazioni (118,0%).
Il rilancio della domanda di lavoro è stato pertanto determinato, in primo luogo, dal traino dei mercati esteri: ciò ha prodotto, in particolare nel primo semestre 2010, una incoraggiante crescita degli avviamenti al lavoro nei settori della meccanica generale (57,1%) e della fabbricazione di macchine elettriche e di apparecchiature elettriche, elettroniche ed ottiche (64,7%), settori questi durissimamente colpiti dalla crisi, ma anche un apprezzabile incremento per la meccanica strumentale (15,1%). L’industria alimentare che, nel corso della precedente fase di crisi aveva svolto una forte funzione anticiclica, ha registrato una moderata flessione degli avviamenti al lavoro (-4,2%) che si colloca però su un trend di riorganizzazione produttiva di più lungo periodo.
Ma che l’economia e l’occupazione locale si siano rimesse in moto lo si percepisce – specie se si considera la notevole ampiezza dei flussi di lavoro coinvolti – anche dall’incremento, avvenuto nel primo semestre 2010, degli avviamenti al lavoro nel commercio (9,6%) e negli alberghi e ristoranti (10,6%): la ripresa dell’occupazione nel terziario commerciale è importante non solo come segnale di miglioramento congiunturale, ma per la rilevanza occupazionale e sociale dei numerosi sbocchi occupazionali offerti da questo settore a vasti segmenti della popolazione attiva.
Il costo sociale del recupero della produttività del lavoro
Uno degli elementi più positivi e caratterizzanti di questa fase di ripresa è stato che le industrie manifatturiere sono tornate ad assumere ma l’elevato tasso di sottoutilizzo della capacità produttiva – tuttora evidenziato da un ricorso agli ammortizzatori sociali su soglie «fuori dalla norma» –, fa sì che la exit strategy dalla crisi, perseguita dalle medie e grandi imprese industriali, sia quella di sfruttare, «a 360 gradi», qualsiasi leva e strumento di flessibilità produttiva ed organizzativa, nella logica del recupero della produttività. In questo senso va vista la letterale impennata, nel primo semestre 2010, della domanda di lavoro interinale (57,2%) e nel settore dei trasporti e della logistica (32,3%), accompagnata comunque da una elevata e significativa crescita nei servizi alle imprese (13,1%). La ripresa produttiva del settore industriale sta pertanto facendo largamente ricorso al lavoro temporaneo e all’outsourcing e, nel contempo, si trova a dovere fare i conti con diverse «code di crisi» che comporteranno per molte imprese, anche nei mesi a venire, la contemporanea realtà di una forte movimentazione di flussi di lavoro interni ed esterni all’azienda unitamente a una tendenza al ridimensionamento degli organici.
Va inoltre sottolineato, a questo proposito, che la più recente fase di ripresa, nel primo semestre 2010, vede crescere unicamente il lavoro a tempo determinato, sia a tempo pieno (21,7%) che a tempo parziale (16,2%). La ripresa dell’economia non si è infatti ancora così consolidata e diffusa da rimettere in moto l’occupazione dipendente a tempo indeterminato e a tempo pieno, ossia quello che i sociologi definiscono con il termine di «lavoro standard»: per la verità, nella prima metà del 2010, la velocità di caduta degli avviamenti al lavoro a tempo indeterminato e pieno è sensibilmente rallentata (-3,2%) rispetto a quanto è avvenuto nel 2009 (-23,3%), ma non si registra ancora una inversione di tendenza. D’altro canto, era da prevedere che gli istituti che regolano il mercato del lavoro, nel complesso del Paese come in provincia di Parma, portassero a una ripresa delle domanda di lavoro dipendente innanzitutto attraverso le tipologie lavorative flessibili «all’ingresso».
La sostenibilità di questa transizione incardinata sulla flessibilità del lavoro, nel contesto di una crisi sociale grave, dipenderà dalla solidità e dalla velocità della ripresa che non può, tuttavia, essere data per scontata. Sarebbe però illusorio pensare, anche in un mercato del lavoro «più efficiente» come è quello di Parma, che gli automatismi di mercato possano da soli rimettere a posto le cose.
Ma non è solo sul fronte della flessibilità che il recupero della produttività del lavoro, perduta durante la crisi, ha comportato – e sta tuttora comportando – un notevole costo sociale.
Occorre infatti tener ben presente che, sebbene il «sistema Parma» abbia dimostrato una capacità di risposta agli stimoli della ripresa probabilmente superiore alla media nazionale e regionale, deve ancora fare i conti con le situazioni di crisi industriale «congelate», grazie al massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali e con livelli accresciuti di disoccupazione.
Nel complesso del sistema manifatturiero locale, nella prima metà del 2010, si è registrato un ricorso complessivo alla cassa integrazione guadagni (fra ordinaria, straordinaria e in deroga) pari a 1.043.009 ore, corrispondente ad un numero di lavoratori effettivamente coinvolti che, in prima approssimazione, potrebbe aggirarsi intorno alle 1.200 unità.
Quanto – e in che tempi – questa ripresa sarà in grado di riassorbire la maggiore disoccupazione creatasi nella crisi 2008-2009 è ancora difficile stabilirlo, per il momento le uniche stime provinciali ufficiali di fonte Istat sulle persone in cerca di occupazione riferite all’anno 2009, ci dicono che la consistenza media annua delle persone in cerca di occupazione, fra il 2008 e il 2009, è passata da 5 mila a 8 mila unità in provincia di Parma, con un conseguente aumento del tasso di disoccupazione medio annuo dal 2,3% del 2008 al 3,8% del 2009. Sul versante dell’occupazione giovanile occorre rilevare che, nonostante il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni sia aumentato anche a Parma, passando dal 10,9% nel 2008 al 12,8% nel 2009, esso si attesta su soglie incomparabilmente inferiori al dato medio nazionale (25,4% nel 2009 e 27,9% nel secondo trimestre 2010). Questa prima fase di ripresa non poteva risolvere tutti i problemi aperti dalla crisi, ma ha però invertito il precedente trend negativo della domanda di lavoro.
Una premessa efficace e indispensabile per iniziare a risolvere il problema della disoccupazione.