Parma, 11 novembre 2008 - Su 39.686 dipendenti di 92 grandi imprese della provincia di parma (aziende con più di 100 lavoratori), il 42,1% è composto da donne: un dato inferiore alla media regionale che si assesta al 44,7%. A Parma, come in Emilia-Romagna, le donne sono occupate nei servizi in percentuale quasi tripla rispetto all’industria, e il settore che vede la maggior concentrazione femminile è il tessile - abbigliamento (89,1%). A livello di tipologia contrattuale, in provincia di Parma c’è una precarietà femminile maggiore di quella maschile: 80,4 donne su 100 sono assunte con contratto di lavoro a tempo indeterminato contro i 91,9 uomini. Uno dei casi in cui il dato femminile è invece nettamente superiore a quello maschile è nell’utilizzo del part-time, di cui a Parma usufruisce il 25,2% delle donne contro il ben più esiguo 2,9% degli uomini.
Sono questi i risultati più significativi del Rapporto biennale “Donne nelle grandi imprese. Luci e ombre”, presentato questa mattina nella sede della Provincia di Parma: uno spaccato della situazione del personale nelle grandi imprese di Parma e provincia che nel biennio 2004/2005 avevano più di 100 dipendenti.
“Il Rapporto conferma la necessità di lavorare insieme, istituzioni, forze economiche e forze del lavoro, per rompere le barriere che ancora esistono – ha sottolineato l’assessore provinciale alla Formazione professionale, Politiche del Lavoro e Pari Opportunità Manuela Amoretti -. Nonostante siano molte a Parma le donne che lavorano, infatti, permane il tema della qualità, in termini soprattutto di “segregazione professionale”: le donne sono confinate ai livelli più bassi nella piramide occupazionale e sono concentrate solo in alcuni settori, come quello dei servizi. Bisogna dunque continuare a lavorare per rompere questo “tetto di cristallo” che separa le donne dalle posizioni più qualificate ma anche demolire tutti quei muri invisibili che le confinano solo in alcuni settori”.
Durante l’incontro, organizzato dalla Provincia e dalle consigliere di Parità, è stato presentato il documento realizzato dall’Ufficio provinciale Statistica sulla base dei risultati del Rapporto regionale, redatto ogni due anni: la legge prevede infatti che le aziende che occupano più di 100 dipendenti siano tenute a redigere con cadenza biennale un rapporto sulla situazione dei dipendenti maschi e femmine in ognuna delle professioni. “È importante sottolineare che c’è una legge che assicura un monitoraggio periodico della situazione – ha detto la consigliera provinciale di Parità Silvana Melegari, affiancata dalla consigliera supplente Cecilia Cortesi Venturini -, in questo modo ogni due anni si può avere uno spaccato della realtà delle lavoratrici del Parmense. Tutto ciò non rappresenta solo un’occasione fissa per riflettere sulla condizione delle lavoratrici di Parma, ma è anche un prezioso strumento perché nessun intervento può prescindere da un’indagine conoscitiva della disparità di accesso al lavoro”.
“Il Rapporto ci permette di analizzare periodicamente in dettaglio la situazione del nostro mercato del lavoro – ha affermato Amoretti -. Un mercato che sappiamo già nel 2007 essere mutato in modo favorevole per quanto riguarda la partecipazione delle donne: siamo infatti risultati terzi in Italia per occupazione femminile, anche se a fronte di questo permane il problema di qualità del lavoro delle donne.”
Il quadro del 2007 è stato delineato da Maurizio Marengon del servizio Lavoro della Regione Emilia Romagna, insieme a Rosa Amorevole, consigliera di Parità della Regione Emilia Romagna, sulla base della rilevazione continua delle forze di lavoro dell’Istat. “L’occupazione femminile nel Parmense – ha spiegato Marengon - continua a crescere e ha già superato gli obiettivi europei fissati per il 2010: nel 2006 era al 61.4% contro un obiettivo europeo del 60%. Anche la disoccupazione è molto bassa, pari al 3.1%. Sul mercato del lavoro è però ancora evidente come le donne non siano presenti nelle fasce alte, pur avendo titoli di studio più elevati degli uomini. Ciò che manca in questo spaccato, e che bisognerebbe aggiungere per avere un quadro più esaustivo, è l’esatta determinazione dei livelli salariali.”
“Per riuscire a combattere queste disparità – ha concluso Amoretti – la Provincia lavora da tempo in diverse direzioni: promuovendo altre professioni tra le donne, come quelle tecnico- scientifiche che consentono forti sviluppi nella carriera, o puntando a orientare i giovani al di là degli stereotipi. È una grande sfida, un lavoro difficile, ma bisogna continuare su questa strada. Soprattutto in tempi incerti come questi, la componente femminile è una risorsa che può essere fondamentale per lo sviluppo di tutti.”